Il complesso monastico del Monte Venda ha origini antichissime, legate alla presenza di eremiti che scelsero la cima del Colle più alto dei Colli Euganei come luogo di ritiro spirituale. Un testamento del 1197 testimonia già l’esistenza di un insediamento religioso, mentre il primo eremita noto, Adamo di Torreglia, visse nella grotta sommitale fino al 1160.
Nel 1209 Stefano, ex priore di Santa Giustina, insieme a frate Alberico, avviò la costruzione di due piccole chiese dedicate a San Michele Arcangelo e San Giovanni Battista. Dal 1229 l’eremo si trasformò in un vero monastero benedettino, sostenuto dalle donazioni delle famiglie nobili locali, tra cui i Maltraversi e i Carraresi. La crescente importanza del sito portò alla costruzione di una chiesa più grande dedicata a San Giovanni Battista.
Nel 1380 il monastero fu affidato alla congregazione degli Olivetani, ordine benedettino noto per la produzione artistica e la cura architettonica dei propri insediamenti. Il complesso comprendeva una chiesa a navata unica con campanile, coro ligneo, presbiterio in trachite e una cripta dedicata alla Madonna, oltre a chiostri, celle, magazzini e orti, configurandosi come una struttura monastica articolata e autonoma.
Il monastero mantenne la sua vitalità fino al 1771, quando la Repubblica di Venezia ne decretò la soppressione. I monaci furono trasferiti e i beni venduti alla famiglia Erizzo. Da allora il complesso andò progressivamente in abbandono, venendo riutilizzato solo occasionalmente come rifugio pastorale, fino al suo definitivo decadimento.