L’Abbazia di Santa Maria delle Carceri è un importante testimone di oltre mille anni di storia della Bassa Padovana. Sorta in un territorio inizialmente paludoso e segnato dalle invasioni barbariche dopo la caduta dell’Impero Romano, l’area fu recuperata attorno all’anno 1000 dai monaci agostiniani, che bonificarono le terre e favorirono lo sviluppo sociale ed economico.
Dopo un periodo di crisi nel Trecento, segnato da carestie, pestilenze e guerre, l’abbazia rifiorì con l’arrivo dei monaci camaldolesi nel 1408. Elevata a centro religioso e culturale di rilievo, fu ampliata con chiostri, biblioteca e strutture produttive, raggiungendo il massimo splendore grazie a un sistema autosufficiente basato su agricoltura, artigianato e studio.
Dal Seicento iniziò però un nuovo declino, aggravato da incendi e difficoltà economiche, fino alla soppressione nel 1690. Passata ai Conti Carminati, fu trasformata in azienda agricola e subì profonde modifiche strutturali.
Nel 1950 l’abbazia fu acquisita dalla Parrocchia di Carceri, avviando un percorso di recupero e valorizzazione. Oggi è un luogo di fede, cultura e accoglienza, sede anche del Museo della Civiltà Contadina, e continua a custodire la memoria storica e spirituale del territorio.